Mentre "altri parlano di tassare il patrimonio", il governo lavora "perché gli italiani possano ambire ad averlo, un patrimonio dopo decenni di lavoro e di sacrificio". La stoccata alla sinistra che ha ritirato fuori dal cilindro la vecchia ossessione per la patrimoniale è Giogia Meloni, intervenuta all’Assemblea di Confcommercio in corso all’Auditorium della Conciliazione, a Roma.
"In questi anni abbiamo lavorato molto anche per rafforzare il potere d'acquisto degli italiani", ha detto la premier parlando ai commercianti, "Abbiamo agito su più fronti, il primo dei quali è stato il taglio delle tasse sul costo del lavoro. Siamo partiti ovviamente dai redditi più bassi, via via abbiamo allargato il raggio d'azione, non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più, particolarmente per alleggerire il carico fiscale sul ceto medio perché il taglio delle tasse è uno dei grandi obiettivi di questo governo".
"Non è la prima assemblea di Confcommercio alla quale partecipo, certamente è la prima assemblea di Confcommercio alla quale partecipo da presidente del Consiglio dei Ministri", ha detto Meloni nel suo intervento, "Il presidente Sangalli sa quanto mi sia dispiaciuto non essere riuscita ad accettare prima questo invito, ma avevo promesso che che avrei colmato questa questa assenza e ogni promessa è debito. E a maggior ragione era fondamentale colmare questa assenza perché sono credo 10 anni che un presidente del Consiglio dei Ministri non partecipa all'assemblea di Confcommercio e credo che questa assenza non renda onore e giustizia al peso dell’associazione, della realtà che rappresenta nell'economia della nostra nazione”.
“Confcommercio c'è, c'è sempre stata. Non vi siete mai tirati indietro e non avete mai anteposto l'interesse di categoria a quello generale”, ha aggiunto Meloni, ricordando come Confcommercio abbia compiuto 80 anni ancor prima della Repubblica italiana. "E non escludo che Sangalli fosse già presidente dell'associazione", ha scherzato, "Eravate già in campo nei territori, tra la gente, per le strade, perché questa è la vostra identità profonda. Voi siete una forza di popolo che nasce dal basso e che dal basso costruisce ogni giorno ricchezza, coesione, vitalità per questa nazione. Le vostre attività rappresentano quel tessuto che tiene vivo il nostro territorio, i nostri borghi, le nostre città, dalle più grandi alle più piccole. Ogni serranda alzata è una luce, è un punto di riferimento, è una certezza, ma è anche segno di energia, di saper fare e presidio di sicurezza, di socialità, di comunità. È qualcosa che nessuna piattaforma online potrà mai sostituire. Perché la ricchezza non la fanno i governi, non la fanno le leggi, non la fanno i decreti. La ricchezza la fanno gli imprenditori con i loro lavoratori e quello che devono fare le leggi, i decreti e la politica è cercare di accompagnare e consentire che quelle persone possano lavorare al meglio delle loro potenzialità".
Per questo, ha assicurato, il governo si è mosso per contrastare il “fenomeno odioso delle attività ‘apri e chiudi’, ovvero quelle attività molto spesso gestite da extracomunitari che eludono il fisco aprendo e chiudendo in breve tempo, non pagando le tasse, poi chiudendo e riaprendo sotto un altro nome". "Finora ne abbiamo chiuse d'ufficio 24mila, un risultato importante per lo Stato, ma certamente più importante per gli imprenditori onesti di questa nazione che pagano le tasse e non meritano di subire la concorrenza sleale di chi magari dopo essere entrato illegalmente in Italia, si mette pure a farci concorrenza sleale", ha detto, "Non si può fare perché il messaggio che vogliamo lanciare a tutti è che questa non è la Repubblica delle banane. Qui si rispettano le regole”.
Non mancano poi i riferimenti all'occupazione giovanile e femminile. "Noi abbiamo un'emergenza che si chiama giovani generazioni, la capacità di offrire maggiori e ulteriori opportunità alle energie migliori che abbiamo, e dall'altra parte la necessità di ribaltare l'emergenza demografica, una dei più grandi problemi economici", ha detto Meloni, "Questo governo ha lavorato molto anche sulle mamme lavoratrici perché il messaggio che abbiamo tentato di dare è che i figli non sono un ostacolo all'affermazione e che la vera libertà per una donna risiede nel non dover scegliere tra mettere al mondo un bambino e poter avere una carriera come la sogna e come la merita. E allora il lavoro che abbiamo fatto sui congedi parentali, sugli asili nido, il lavoro che abbiamo fatto sulla decontribuzione delle mamme lavoratrici, servivano a dare esattamente questo messaggio, ma signori, non lo risolveremo solo con gli incentivi. Il problema è anche culturale. Per troppi anni noi abbiamo raccontato che i figli sarebbero stati un ostacolo per l'affermazione delle donne e per l'affermazione delle famiglie”.

