Benvenuto in Europa caro calcio italiano, anzi addio. La Champions finisce (purtroppo) come pronostico, e nulla si può dire all'Atalanta che il suo miracolo l'aveva già fatto arrivando dove le altre si erano già perse. D'altronde mentre noi giochiamo al rallentatore e ci preoccupiamo più di Var, rigorini e beghe di quartiere, gli altri invece giocano a pallone e ci prendono a pallonate. Il trionfo del Bayern a Bergamo non è solo questo, ovvio. Ma aiuta a capire.
Nulla da dire: i campioni di Germania contro i campioni di coraggio e lungimiranza. Può funzionare una volta, non quando la Dea si presenta ancora con assenze importanti contro una squadra che è il massimo che c'è. E pensare che Palladino aveva anche osato per provare a competere ad alto livello: due punte e un 4-4-2 che più offensivo che non si può. Il tutto è durato circa tre minuti: il resto è stata una valanga rossa, nonostante il suo miglior marcatore - Harry Kane - sia rimasto in panchina.
Olise, per esempio: Bernasconi l'ha visto sempre da dietro, ma è evidente che a questo livello l'esperienza conta: il Bayern infatti è una fisarmonica che non stecca mai e che Kompany schiera con ruoli multifunzione, con il risultato che qualcuno alla fine si presenta sempre davanti alla porta. Peccato per il primo gol preso ingenuamente (tutti impegnati a schierarsi su un calcio d'angolo, tanto che alla fine ci si dimentica di Gnabry che passa e Stanisic che segna), ma non sarebbe cambiato molto, visto che dopo 25 minuti infatti i gol sul groppone nerazzurro sono già tre: Olise segna di sinistro dal limite, il solito Gnabry semina De Roon e scavetta Carnesecchi. E per fortuna che in altre tre occasioni la sorte e il portiere nerazzurro limitano i danni.
Dall'altra parte l'Atalanta si vede solo con un cross pericoloso di Zappacosta, ma la statistica del primo tempo dice 73 a 27, ovvero la percentuale del possesso palla a favore dei tedeschi. Che non cambia nella ripresa, quando vanno a segno anche Jackson, ancora Olise, Musiala e meno male che finisce qui. Che dire insomma?
Al Bayern che magari Luis Diaz poteva evitare di restare a terra due minuti toccandosi il ginocchio che nessuno aveva toccato, e che Olise poteva non esultare in faccia alla curva della Dea: in questo tutto il mondo è Paese e non si può chiedere a certi calciatori un po' di buon senso. Ai tifosi dell'Atalanta invece va solo un applauso gigante, lo stesso che hanno riservato alla loro squadra e agli avversari, perché saper perdere è una dote rara. La vità l'è bela canta lo stesso la curva, mentre Pasalic al terzo minuto di recupero "addolcisce" il passivo. Ma tra un paio di settimane si torna a Bergamo per giocarci un mondiale contro l'Irlanda del Nord. Tranquilli: se andrà male l'Italia se la prenderà con il ct Gattuso. E tutto ricomincia.

