Questa mattina, gli antagonisti di Cambiare Rotta hanno bruciato alcuni manifesti con il volto del vicepremier Matteo Salvini presso l’Università La Sapienza nel corso di una manifestazione organizzata in vista del corteo "contro guerra razzismo e sfruttamento" che si terrà sabato, lo stesso giorno in cui a Roma è prevista l'iniziativa sulla remigrazione.
“Gli studenti universitari il 13 giugno scendono in piazza al fianco dei ragazzi di seconda generazione, degli occupanti, di lavoratori e lavoratrici e andranno verso il Ministero di Salvini volto e responsabile delle politiche razziste e securitarie che ci stanno togliendo un futuro”, dicono gli studenti di Cambiare Rotta. “Respingiamoli: l'unica sicurezza per i cittadini sono salario, reddito, casa, diritti e dignità" è la parola d’ordine dei giovani antagonisti di sinistra.
Immediata la replica del leader della Lega: "C'è chi sceglie il confronto e chi, invece, preferisce l'insulto e arriva persino a bruciare le immagini di chi la pensa diversamente. E questi sarebbero i 'tolleranti' e 'accoglienti'? Non mi faccio intimidire da questi gesti. Avanti, con ancora più determinazione", ha scritto sui social.
Dal mondo politico, poi, è subito arrivata la solidarietà del centrodestra. A partire dalla premier Giorgia Meloni. "Solidarietà a Matteo Salvini per il grave episodio avvenuto oggi alla Sapienza. Bruciare il volto di chi la pensa diversamente non è protesta: è odio ideologico. Un gesto intollerante, che nulla ha a che vedere con il confronto democratico. Noi continueremo a portare avanti il nostro lavoro con determinazione e senza sconti, nonostante il clima di odio che qualcuno cerca di alimentare", le sue parole su Facebook.
"Dai collettivi universitari de La Sapienza un gesto inaccettabile che condanno con estrema fermezza. Al ministro e senatore Matteo Salvini rivolgo La mia affettuosa vicinanza", scrive sui social il presidente del Senato, Ignazio La Russa. Anche il vicepremier e segretario nazionale di Fi, Antonio Tajani, non ha esitato a stigmatizzare il “gesto grave e intimidatorio che va condannato a garanzia delle Istituzioni e del rispetto della libertà di espressione".
Anche il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha espresso la sua vicinanza “all'amico e collega Matteo Salvini” e ha condannato "fermamente il vile episodio”. Il ministro ha, poi, aggiunto: “Simili atti di violenza non appartengono alla tradizione democratica del nostro Paese”. E ancora: “Un Ateneo, per definizione luogo del confronto, del dialogo e del libero pensiero, è quanto di più lontano vi sia dalle minacce a cui abbiamo assistito”. Secondo Piantedosi, “il dissenso, anche aspro, è la linfa di ogni democrazia. Ma - ha precisato - c'è una linea rossa che non può essere mai superata: quella che separa la protesta dalla violenza: e quella linea, oggi, è stata nuovamente attraversata”. Il titolare del Viminale non ha dubbi: “Quanto accaduto a Roma rappresenta l'occasione per riaffermare, ancora una volta, un principio che dovrebbe essere patrimonio comune: alle idee degli altri si oppongono le proprie idee, mai la violenza".
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha commentato: “Bruciare l'immagine di un esponente politico è un atto di intolleranza che nulla ha a che vedere con il confronto democratico". E ancora: "Chi alimenta l'odio e la delegittimazione dell'avversario avvelena il dibattito pubblico e tradisce i valori di rispetto e libertà sui quali si fonda la nostra democrazia. Auspico - ha concluso Valditara - che vi sia ferma condanna per quanto avvenuto da parte anche delle opposizioni".

