Doveva essere l'onda lunga del referendum, uno tsunami destinato a travolgere il governo e aprire una nuova fase politica. Doveva essere il segnale di una inversione d tendenza, con il centrodestra in difficoltà e un centrosinistra pronto a mettere la freccia. Invece la tempesta annunciata si è trasformata in una piccola onda, se non in bonaccia.
I ballottaggi non cambiano il quadro politico nazionale e consolidano un dato che accompagna la legislatura sin dal suo inizio: la stabilità del consenso. Dopo il successo simbolicamente pesante ottenuto dal centrodestra a Venezia, il centrosinistra non riesce a mettere a segno una controffensiva capace di modificare la percezione complessiva del voto.
A Palazzo Chigi il risultato viene letto come una conferma della solidità della coalizione. "I risultati confermano ancora una volta la forza del centrodestra, la solidità della coalizione e il suo radicamento nei territori", osserva Giorgia Meloni, rivolgendo gli auguri ai sindaci eletti.
Il centrodestra rivendica le vittorie conquistate da Lecco ad Arezzo, da Macerata a Viareggio e in numerosi altri comuni. "I dati di oggi confermano quelli del primo turno. Il centrodestra vince moltissimi ballottaggi e si conferma la coalizione protagonista", sottolinea Antonio Tajani. Matteo Salvini festeggia "Macerata, Lecco, Arezzo e tanti altri Comuni vinti dal centrodestra e dalla Lega" e assicura ai nuovi amministratori il sostegno del partito sul territorio.
Ciò che colpisce è soprattutto la distanza tra le aspettative della vigilia e il risultato finale. Dopo il referendum, Elly Schlein e Giuseppe Conte avevano parlato di un avviso di sfratto per il governo. "Appena sono comparsi loro gli italiani si sono affrettati a prorogare il fitto di Palazzo Chigi a Giorgia Meloni", ironizza Gianfranco Rotondi.
Sulla stessa linea Maurizio Lupi, secondo cui le amministrative "confermano la fiducia degli italiani nel centrodestra" e smentiscono "il racconto di una sinistra con il vento in poppa". Per il leader di Noi Moderati il voto premia "buon governo, concretezza e radicamento sui territori".
Dietro il risultato c'è anche un'indicazione politica. Secondo il sondaggista Antonio Noto, i casi di Arezzo e Chieti dimostrano che "le coalizioni unite restano il punto di riferimento degli elettori", mentre le divisioni vengono generalmente penalizzate. Un principio che vale per tutti ma che, in questa fase, sembra favorire soprattutto il centrodestra.
A margine del voto non mancano le schermaglie politiche. Matteo Renzi torna ad attaccare Ignazio La Russa colpevole di avere assistito a una parte della seduta del consiglio comunale milanese e aver parlato di "ingovernabilità della giunta" meneghina. "È incredibile, pensi a Palazzo Madama" dice il leader di Italia Viva. La replica, da parte di fonti vicine al presidente del Senato, è secca: "Renzi non perde occasione per fare il pinocchietto (inteso come ragazzo vivace) della sinistra, anche di quella milanese che, dilaniata da indagini giudiziarie e continue divisioni, può accettare persino il non richiesto aiuto di chi nemmeno in Toscana ha conservato se non i voti almeno la credibilità. Ha davvero stancato questa sua maldestra ossessione nei confronti del presidente La Russa. Ha qualcosa da farsi perdonare a sinistra al riguardo?"

