La fine dello storico Trottoir senza rimorsi del Comune

Scritto il 10/06/2026
da Mimmo Di Marzio

Il locale cacciato da Porta Ticinese poco più di un anno fa alla scadenza del contratto di concessione

La recente alzata di scudi del sindaco Beppe Sala e dell'assessore alla Cultura Tommaso Sacchi contro lo sfratto della balera Spirit de Milan ("un pezzo dell'identità meneghina e progetto di rigenerazione urbana") ad opera dei legittimi proprietari delle ex cristallerie Livellara alla Bovisa contiene due notizie: la prima è che palazzo Marino si accorge all'improvviso che la città è territorio privilegiato di speculazioni immobiliari. La seconda notizia è che i pubblici amministratori che oggi mostrano indignazione sono gli stessi che poco più di un anno fa non hanno avuto alcuno scrupolo nel cacciare, anche in questo caso a scadenza di contratto di concessione, i gestori dello storico Trottoir dal casello di dazio alla Darsena di Porta Ticinese, progetto di rigenerazione urbana che per 32 anni ha ospitato progetti di noti artisti, intellettuali, cineasti, oltre a musica dal vivo a prezzi popolari.

Vale davvero la pena ripercorrere questa triste e squallida storia cittadina, tanto più che oggi quel casello messo al bando dal Comune per mere ragioni di cassa, giace chiuso e abbandonato al degrado. Né oggi, né ai tempi dello sfratto che aveva provocato le proteste di parte della città, arrivano pubbliche spiegazioni sulla morte annunciata di uno spazio che pure era noto per essere teatro di iniziative culturali da parte di intellettuali come lo scrittore Andrea G. Pinketts (Ambrogino d'oro), Carlo Lucarelli, Philippe Daverio, Manuela Gandini, Renato Mannheimer, Pierangelo Dacrema, Alessandro Aleotti e tanti artisti come Michelangelo Junior, Malika Ayane, The Kolors, tanto per fare alcuni nomi. La società vincitrice di quella gara al rialzo (inutile il tentativo dei gestori del Trottoir di rilanciare sull'affitto) si è inspiegabilmente sfilata dall'affaire, e dopo di lei pure la seconda qualificata. Evidentemente il gioco speculativo non era poi così vantaggioso, ma intanto la città ha perduto per sempre un presidio culturale che ospitava settimanalmente dibattiti, proiezioni, presentazioni di libri, concerti di autori emergenti, proiezioni, mostre.

La battaglia legale tra i gestori del Trottoir e i "proprietari di casa" a palazzo Marino ha riempito per quasi due anni le pagine di giornali e siti web. Risale al 2022 la scadenza della concessione comunale dell'ex casello di Porta Ticinese che il Trottoir continuò ad occupare per un altro anno rivendicando anche un indennizzo per gli ingenti investimenti ("circa un milione") effettuati nella riqualificazione di un edificio che all'inizio degli anni Duemila nessuno sembrava interessato a gestire. Nel 2023 il Comune decise invece di far partire una nuova gara pubblica, rifiutando di rinnovare la concessione al Trottoir e non riconoscendogli né valore storico né culturale. Vano fu il ricorso al Tar dei gestori Michelle Vasseur e Massimo Mannarelli per bloccare la procedura sostenendo che il Comune non avesse tenuto conto della storia del locale e dei danni economici subiti negli anni precedenti, in particolare durante i lavori di Expo 2015 che chiusero la piazza XXIV maggio ("mentre noi continuavamo a pagare i 14 dipendenti" dice Vasseur). Nel settembre 2023 arrivarono undici offerte per la gestione dell'ex casello su cui prevalse una società di ristorazione, l'Osteria dei Binari, che presentò un'offerta economica molto superiore alla base d'asta prevista dal Comune. Per lo storico Trottoir fu la fine annunciata mentre di quell'ex casello tanto amato e vissuto, oggi non resta che un rudere abbandonato degno di un noir di Pinketts.