La galassia della sinistra radicale negli ultimi anni ha subito una trasformazione, figlia anche di un rafforzamento derivante dai movimenti studenteschi medi e universitari. Le organizzazioni rosse extraparlamentari hanno investito molto sui giovani, creando una rete di sostegno ben radicata e diramata sul territorio. Ed è sfruttando questa nuova linfa che il partito dei Carc, da qualche anno a questa parte, ha ripreso a far sentire la sua voce, riportando in auge un animo sovversivo, come si evince dai proclami che si susseguono, anche se finora non hanno ancora trovato attuazione. L’obiettivo dei Carc è quello di “cacciare” il governo Meloni, impedire altri governi di stampo democratico, per “imporre” un governo di blocco popolare. È un proclama che si legge spesso sulle colonne dei Carc, che ammettono di voler utilizzare ogni occasione utile per indebolire l’ordine democratico.
“Il referendum è un’occasione per dare una spallata al governo Meloni, il governo della guerra e dell’economia di guerra, e cacciarlo. E deve essere usato per questo”, scrivono nel nuovo manifesto pubblicato online alla vigilia del voto, che segue quello di pochi giorni fa in cui si immaginava un governo con Francesca Albanese. “Sono del tutto secondarie – e completamente fuorvianti – le “ragioni del NO” propagandate dal polo Pd delle Larghe Intese e dalla sinistra borghese (la “difesa della Costituzione e della democrazia”). Sono completamente sbagliate le posizioni astensioniste di chi sostiene che “votare o non votare non cambia niente” o che “votare significa avallare e difendere la giustizia della classe dominante”. Formalmente il referendum è sulla riforma della magistratura, in verità è uno strumento della lotta per cacciare il governo Meloni e sottrarre l’Italia dalla complicità e dalla sottomissione agli imperialisti Usa e ai sionisti”, scrivono ancora.
Nel documento attaccano anche il “cretinismo legalitario dei promotori borghesi del NO al referendum” perché, dicono, “la propaganda dei promotori borghesi del NO non può valorizzare, ma anzi squalifica, il sentimento di ribellione che settori crescenti delle masse popolari provano verso le autorità e le istituzioni borghesi”. L’obiettivo dichiarato in questi ultimi giorni di campagna elettorale da parte delle frange antagoniste di cui i Carc sono parte è quello di unire “la campagna per il NO al referendum con le mobilitazioni in programma nelle prossime settimane: da quelle del 14 e del 28 marzo a quelle di aprile, a partire dal 25 Aprile e del 1° Maggio, per rendere ingovernabile il paese tanto alla cricca del governo Meloni che al polo Pd delle Larghe Intese e costituire un governo di emergenza popolare”.

