Denunce su denunce, con l'obiettivo di tenere a bada in qualche modo il circo mediatico scatenato intorno al caso di Garlasco: o almeno di non lasciarlo impunito. Nell'interminabile saga giudiziaria che ruota intorno all'omicidio di Chiara Poggi si inserisce ora la reazione della famiglia che delle indagini sul delitto del 2007 è rimasta sempre fuori, ma che dall'inizio viene tirata in causa in ogni modo: Ermanno Cappa, avvocato, sua moglie Maria Rosa Poggi, zia della vittima; e le loro due figlie, le gemelle Paola e Stefania, che diciotto anni fa si autocandidarono all'attenzione mediatica piazzando un fotomontaggio davanti alla villa della cugina uccisa. Da allora sono rimaste nel mirino di mitomani e pistaroli. E la ripartenza delle indagini da parte della Procura di Pavia - prossime ormai alla conclusione - ha alimentato una nuova ondata di illazioni sul coinvolgimento di Paola e Stefania.
A differenza di buona parte dei protagonisti, i Cappa non hanno risposto, "non ci facciamo trascinare nel circo mediatico", è la linea. Così nessuna risposta pubblica, nessuna apparizione tv. Ma la reazione c'è stata, ed è affidata a una serie di azioni giudiziarie contro chiunque abbia chiamato in causa in queste settimane, direttamente o indirettamente, le due sorelle. Un profluvio di denunce è stato depositato in queste settimane alla Procura della Repubblica di Milano con la firma dei Cappa. A tutt'oggi, si parla di oltre cinquanta denunce che il procuratore Marcello Viola ha deciso di destinare a un solo sostituto, il pm Antonio Pansa.
Dagli esposti si intuisce che la famiglia ha seguito (e continua a seguire) con attenzione puntigliosa tutto quanto viene detto e scritto sulla vicenda: giornali, trasmissioni televisive, blog, social network. E quando si sente ingiustamente chiamata in ballo non risparmia nessuno: giornalisti come Massimo Giletti di Lo Stato delle cose o Olga Mascolo di Storie italiane, ex investigatori come il maresciallo di Garlasco Francesco Marchetto, e persino (in concorso con la Mascolo) l'avvocato Antonio De Rensis, il legale di fiducia di Alberto Stasi: il fidanzato di Chiara condannato per il suo assassinio. E poi una marea di opinionisti di ogni mezzo, voci del coro che inonda il web di ricostruzioni spesso senza capo ne coda, rispolverando testimonianze già smentite dai fatti, come quella del millantatore Marco Muschitta, che disse di avere visto una delle sorelle allontanarsi in bici dal luogo del delitto; o Gianni Bruscagin, che dice invece di averne vista una entrare nella villa con un borsone. A essere considerati inaccettabili dalla famiglia Cappa sono anche, e soprattutto, le illazioni che collegano le due genelle al Santuario della Bozzola, vicino Garlasco, dove secondo le dietrologie più estreme si nasconde il vero movente della morte di Chiara. Chi propala e rilancia queste illazioni, dicono i Cappa, non può nascondersi dietro al diritto di cronaca. È solo un circo fuori controllo, o l'avvocato Cappa e le sue figlie ci vedono dietro un disegno? Secondo alcune fonti, avrebbero depositato anche un esposto che ipotizzerebbe un depistaggio organizzato, una strategia per sabotare le nuove indagini: ma sul tavolo del pm Pansa non è ancora arrivato.

