Trump & Infantino. È il loro G48: il calcio viene dopo

Scritto il 10/06/2026
da Tony Damascelli

Affari, geopolitica e tensioni: 48 nazionali. Domani Messico-Sudafrica. E Platini querela il n°1 Fifa

Ci siamo. No, sbagliato, il plurale non ci riguarda. Eccoli, dunque, il mondo e il mondiale, Trump&Infantino, uniti dal logogramma dell'e commerciale, il loro è un affare colossale, la Fifa incasserà 9,5 miliardi di euro, il calcio è un pretesto, trattasi di G48, il numero delle nazionali partecipanti, il forum dei Paesi calcisticamente qualificati, 104 le partite, sono la merce già venduta a tv e sponsor, tre nazioni coinvolte, Usa, Canada e Messico, questi ultimi due in rapporti critici con la Casa Bianca il cui capo presume di poter governare anche il sistema football, con la complicità del The King of soccer, come lo stesso Trump ha definito l'italosvizzero Infantino il quale, per ricompensa, ha creato e donato il Nobel per la pace del calcio al collega di Washington. Lo stesso King of soccer parte da querelato, la denuncia, con perfetto timing come gli accadeva in campo, è stata presentata da Michel Platini, diffamazione e traffico di influenze, questa l'accusa dinanzi alla quale Infantino saprà e dovrà rispondere stasera in conferenza stampa, in seguito in un tribunale europeo. Parte dunque una commedia folle e volgare, è la realtà assoluta che da domani a domenica 19 luglio raggrumerà l'interesse e la passione di oltre due miliardi di tifosi. Noi italiani seguiremo da remoto il torneo per disgrazia ricevuta da una nazionale modesta alla quale è riuscita l'impresa di mancare il mondiale per la terza volta consecutiva, i 4 titoli sul petto sono stemmi impolverati, il sistema italiano è alla deriva, senza capi, al governo e in panchina.

Il mondiale, allora, l'Argentina lo deve difendere, la Spagna lo vuole riconquistare, il Brasile lo insegue da 24 anni, la Francia dall'estate in Russia 2018, la Germania dal 2014, senza dimenticare l'eterna Inghilterra ferma ai Leoni del 66. Ansia per l'esordio dell'Iran, la delegazione è stata tagliata, revocata la quota biglietti, negati i visti, bloccato alla frontiera l'arbitro somalo, nel silenzio pilatesco di Fifa, altri problemi diplomatici, preoccupazione per la sicurezza, 11 città negli Usa, tre in Messico, due in Canada, fusi orari diversi, canicola, nuove regole, tutto può succedere, nulla deve accadere, anche Infantino sotto accusa per il bagarinaggio dei biglietti, legale in Usa, con cifre pazze che superano i due milioni di dollari per la finale! Il computer indica la sorpresa: Olanda campione, non si sa bene per quali virtù, la predizione è spiegata dal matematico tedesco, Joachim Klement, tenendo conto del Pil del paese, della cultura sportiva, del ruolo sociale del football e del numero di cittadini, di certo Koopmeiners campione sarebbe da scherzi a parte. Infantino viene dato a pieni giri, ha appena ritirato il passaporto libanese, paese di origine della moglie, la famiglia si è trasferita a Doha, Trump gli ha messo a disposizione gli uffici nella Trump Tower a New York, c'era una volta in America. Alla vigilia dell'ultima edizione, il presidente della Fifa dichiarò di sentirsi qatariota, arabo, africano, gay, disabile e lavoratore migrante. Venerdì dovrà adattare il proclama, si sentirà messicano, canadese, statunitense, sul resto dovrà stare attento a non molestare il sodale Donald che con lui consegnerà la coppa ai vincitori. Un dato è certo: questo mondiale in tre paesi conferma che per la Fifa il calcio e i tifosi sono un asterisco, un pretesto. Dollari First.