Puntuale come un orologio svizzero la notizia della procura di Roma che indaga per corruzione sul Ponte sullo Stretto scatena subito gli avvoltoi dell'opposizione, pronti a scatenarsi per polemizzare contro governo e maggioranza. Tra i primi ad accendere le polveri è Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 stelle: "L'inchiesta conferma che non solo il progetto era fallato, non solo c'è stata una forzatura addirittura contro la Corte dei Conti, ma adesso si scopre anche l'ombra della corruzione su questo progetto. L'ennesimo fallimento del governo Meloni, non ne azzeccano una. Recuperiamo subito quei 13,5 miliardi, servono per le famiglie, per la sanità, per le imprese, per i nostri giovani. Questa è l'urgenza del Paese".
Rincarano la dose i deputati calabresi del M5S, Anna Laura Orrico, Vittoria Baldino e Riccardo Tucci. "L'ipotesi di corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio ipotizzate dalla Procura di Roma riguardo il presunto illegittimo interessamento che alcuni soggetti avrebbero avanzato affinché la Corte dei Conti approvasse il progetto definitivo per la realizzazione del Ponte sullo Stretto ci restituisce un quadro desolante. Ovviamente - proseguono - non spetta a noi individuare condotte rilevanti dal punto di vista giudiziario, tuttavia, l'inchiesta racconta che per la realizzazione dell'opera c'è chi sarebbe stato disposto a passi falsi pur di vederla nascere. Un progetto bocciato da organismi europei, nazionali e dalla Corte dei conti, il cui iter è macchiato da questi presupposti, dovrebbe essere bloccato anziché portato avanti con questo furore ideologico da parte del governo nazionale e da quelli locali delle regioni interessate. Nel frattempo - concludono gli esponenti pentastellati - stiamo assistendo ad un balletto di nomine politiche nella società concessionaria del Ponte e dunque ad uno sperpero di danaro pubblico, così come denunciato dal M5s in una interrogazione parlamentare poche settimane addietro, in attesa della terza posa della prima pietra di un'opera che probabilmente non vedrà mai la luce. Le stesse risorse che potrebbero essere impiegate a favore degli italiani contro il carovita e i prezzi alle stelle dell'energia".
Ma a farsi sentire è anche il Partito democratico. "Siamo di fronte ad una inchiesta della magistratura per corruzione - afferma il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia -. Vedremo come andrà l'indagine della Procura di Roma. Ma è del tutto evidente che intorno alla vicenda del Ponte sullo Stretto si addensano nuvole e c'è un alone di forzature del governo che spesso si traducono in opacità. Fare chiarezza diventa sempre più urgente. Dietro l'ennesima bandiera di propaganda di questo governo proliferano situazioni equivoche su cui bisogna assolutamente far luce. Per accelerare i tempi dell'opera, nel frattempo, così come abbiamo sempre denunciato, in Parlamento sono state calpestate regole e trasparenza. Oltre ad aver sottratto, senza alcun confronto, risorse economiche a Calabria e Sicilia. E' il caso che il governo fermi i lavori per questa opera e venga al più presto in aula a riferire su quanto sta accadendo, perché la situazione sta diventando insostenibile".
"Dal progetto all’inchiesta, il ponte sullo Stretto non regge da nessuna parte", osserva Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei deputati. "Se le notizie emerse dall'inchiesta fossero confermate, saremmo di fronte a fatti di una gravità inaudita: presunte pressioni sulla Corte dei Conti per favorire il via libera. Serve la massima trasparenza. Poiché è un progetto che sta a cuore al vice premier Salvini è la stessa Meloni che dovrebbe chiarire se esiste un sistema costruito per aggirare controlli e regole. Parliamo di un'opera da 14 miliardi di euro interamente a carico dei contribuenti, mentre sanità, scuola e trasporti locali continuano a essere sottofinanziati. I cittadini meritano risposte, trasparenza e investimenti nelle vere priorità del Paese, non una corsa a qualsiasi costo verso un'opera che continua a sollevare dubbi, interrogativi e ora anche inchieste".