Protocollo Italia-Albania, nuovo blitz delle toghe contro il governo: "Dubbi su legittimità"

Scritto il 11/03/2026
da Massimo Balsamo

La pronuncia della Corte d'appello di Roma sul trasferimento di tre richiedenti asilo marocchini anche condannati per droga, violenza sessuale e resistenza

La Corte d’Appello di Roma è tornata a pronunciarsi sul meccanismo dei trasferimenti in Albania previsto dal protocollo siglato dal governo italiano con Tirana. E lo ha fatto con tre dispositivi emessi a febbraio che riguardano altrettanti cittadini marocchini, richiedenti “protezione internazionale”, per i quali è stato disposto il trattenimento nel Cpr di Gjader.

Al centro della vicenda c’è un passaggio giuridico che la Corte capitolina mette nero su bianco. Nel provvedimento si legge infatti: "La richiesta di convalida del trattenimento non avrebbe potuto essere pronunciata dubitando questa Corte di Appello della legittimità della disciplina del Protocollo Italia-Albania e della conseguente legge di ratifica, di cui si invoca l'applicazione, per effetto del recentissimo rinvio pregiudiziale sollevato da questa Corte di Appello il 5 e il 17 novembre scorso alla Corte di Giustizia dell'Unione europea".

Nonostante questi dubbi giuridici già sollevati davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione europea nei mesi scorsi, il trattenimento dei tre stranieri nel centro albanese è stato convalidato. I tre uomini sono cittadini marocchini destinatari di un decreto di espulsione. Avevano presentato richiesta di protezione internazionale e sono stati trasferiti nel Cpr di Gjader, struttura rientrante nel sistema previsto dall’intesa tra Roma e Tirana. Il loro profilo non è privo di ombre, anzi. A loro carico risultano precedenti condanne — già scontate — per reati di diversa gravità. Le accuse vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga alla violenza sessuale, fino alla resistenza a pubblico ufficiale.

Una vicenda che riporta al centro del dibattito politico e giuridico il protocollo Italia-Albania, già oggetto di contestazioni e di verifiche sul piano del diritto europeo.