Tornano le voci sulla vendita della quota di Generali. Dopo il consiglio d'amministrazione di fuoco di giovedì, ieri mattina a rinfocolare le polemiche è stato un articolo del Financial Times che raccontava della volontà del ceo di Mps, Luigi Lovaglio, di cedere la quota nel primo gruppo assicurativo italiano per incassare 7,4 miliardi di euro e così agevolare le nozze tra Siena e Banco Bpm. Quest'ultime, scrive il quotidiano londinese, potrebbero così dare vita a un matrimonio che è da tempo una prospettiva auspicabile per una parte del governo italiano. Rocca Salimbeni si è affrettata a smentire la notizia, attraverso una nota alle agenzie per precisare che Banca Mps non ha allo studio alcuna ipotesi di cessione della quota del 13,2% nel capitale di Generali. L'istituto senese ha poi aggiunto di essere focalizzato sull'integrazione e la fusione della controllata Mediobanca.
Il fatto che non si faccia nell'immediato, tuttavia, non significa che il dossier non venga ripreso in mano in un futuro prossimo. Tant'è che anche nel corso del pomeriggio l'agenzia Reuters - citando fonti informate sulla questione - afferma che un'eventuale cessione avverrebbe solo a un investitore di lungo periodo di gradimento
al governo italiano. E per capire che la vendita del 13,2% di Generali in pancia a Mps non è una cosa così campata per aria, basta ricordare quello che Lovaglio ha detto in più occasioni: la quota nel Leone di Trieste è «nice to have», significa che è un asset importante ma non fondamentale per la strategia del gruppo che ha in programma di focalizzare il suo piano sullo sviluppo della banca d'investimento e sulla gestione patrimoniale. Un altro forte segnale è arrivato anch'esso giovedì, all'assemblea di Generali, quando il mercato è venuto a conoscenza che Unicredit è salita all'8,7% del capitale. Una tipica mossa da Andrea Orcel, che certo si deve essere mosso sul sentore che potesse succedere qualcosa (indiscrezioni danno per possibile anche una mossa di Intesa Sanpaolo). Ma anche l'idea che il governo debba approvare l'acquirente, suggerisce che Unicredit potrebbe essere - visti i trascorsi con Bpm - un potenziale acquirente del 13,2% di Mps.
Intanto, non si sono placati i malumori dei consiglieri della minoranza dopo un cda che sarebbe parso a molti una dimostrazione muscolare della volontà di Lovaglio più che un consesso dove dibattere. La nomina del presidente Cesare Bisoni è avvenuta con il solo voto degli otto consiglieri di Plt Holding, compreso quello di Bisoni, e le astensioni di Corrado Passera e Carlo Vivaldi, entrambi eletti con la lista del board uscente. Quanto alla nomina di Lovaglio e alla sua riassunzione come direttore generale, l'unica astensione tra le minoranze è stata quella di Passera. Una scelta quella del banchiere ed ex ministro che sarebbe stata dettata non tanto dalla persona (dal momento che era l'unico candidato
Microsoft potrebbe arrivare a tagliare fino a 9mila posti di lavoro. Il gruppo guidato da Satya Nadella (in foto) - che ha circa 125mila dipendenti negli Usa - sarebbe pronto a offrire una buonuscita a tutti coloro che, sommando età anagrafica e anni di servizio, raggiungono 70 o più anni. L'iniziativa sarebbe su base volontaria. Dietro alla scelta potrebbero esserci gli importanti investimenti fatti negli anni per integrare l'intelligenza artificiale ai propri prodotti. Nei giorni scorsi, invece, la big tech Meta aveva annunciato la volontà di licenziare 8mila dipendenti.
possibile), ma perché in consiglio d'amministrazione è stato impedito di visionare ai consigliere del board i verbali degli ultimi mesi, la corrispondenza con la Banca centrale europea e con Consob e il carteggio sul licenziamento. Va da sé che, in tali condizioni, molti consiglieri non si sono sentiti di votare a favore senza nemmeno guardare le carte dopo che il cda precedente avea sfiduciato e licenziato Lovaglio. Delibere, si segnala, passate con l'auto-voto del ceo, che si è espresso a suo favore anche per la carica di direttore generale. Aspetto che avrebbe lasciato grandi perplessità, perché un direttore generale è assunto dall'istituto e secondo le interpretazioni di alcuni consiglieri il suo auto-voto, nelle vesti di amministratore, rischia di essere in conflitto d'interesse.