Nasce Super Intesa ora anche l'Italia avrà una banca da 2.000 miliardi

Scritto il 09/06/2026
da Camilla Conti

Offerta su Mps da 30,6 miliardi. Messina: "Chance unica per crescere in Europa"

"Questa operazione è un'opportunità unica per rafforzare la nostra posizione in Europa e in Italia, generando valore per i nostri azionisti e creando una banca del wealth management da duemila miliardi di euro". L'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha riassunto così la strategia dell'offerta pubblica di acquisto e scambio da complessivi 30,6 miliardi lanciata sul Monte dei Paschi. Per ogni titolo di Rocca Salimbeni l'istituto pagherà 1,6 azioni proprie e 1 euro cash. Il prossimo 10 settembre si terrà un'assemblea straordinaria dei soci di Intesa per deliberare sull'aumento di capitale da 5,7 miliardi di azioni a servizio dell'offerta che punta a dare vita a un colosso da 16 miliardi di utile e 27 milioni di clienti. Secondo per capitalizzazione nell'Eurozona.

La strategia è stata condivisa con il gruppo Unipol guidato da Carlo Cimbri, di cui Messina si fida "ciecamente". E che ha consentito al gruppo di Ca' de Sass di scendere in campo. La partecipazione della banca al risiko nazionale era fortemente limitata da temi Antitrust. Per questo, in parallelo all'Opas, corre un accordo con la compagnia bolognese che prevede la cessione dell'entità giuridica e del brand Mps, oltre a 635 sportelli, e la maggior parte delle strutture del Monte necessarie per operare come banca in modo indipendente, per un corrispettivo per cassa pari a circa 3-3,5 miliardi. A Intesa, invece, rimarrà Mediobanca (che possiede il 13,2% di Generali) e il suo marchio, circa 625 filiali in aree geografiche dove, storicamente, la presenza del gruppo è meno rilevante. "Noi dovevamo ricevere un pagamento per cassa, l'abbiamo negoziato e questo elemento ha portato a identificare che, una volta scorporata componente a rischio Antistrust, l'operazione era fattibile anche per noi", ha spiegato il banchiere. Le trattative con Cimbri sono state avviate a gennaio "quando abbiamo iniziato a parlarci", poi c'è stata una pausa e "nell'ultimo mese abbiamo concluso l'accordo".

L'ipotesi di contromosse da parte di un cavaliere bianco ("o nero perché il cavaliere bianco siamo noi", ha ironizzato Messina) che possa opporsi a Intesa in Mps come potrebbe essere in ipotesi Unicredit - non impensierisce il banchiere romano: "Questa è un'operazione di mercato, non di potere, e vince chi offre di più. Se qualcuno è disponibile a pagare un premio per cassa più alto di quello che abbiamo messo noi, vuol dire che si giocherà la sua partita".

Nel quadro dell'offerta, Intesa ha anche annunciato l'acquisto del 3,01% di Generali e la sottoscrizione di un contratto derivato di copertura sulla stessa partecipazione. Il motivo? "Dobbiamo evitare possibili mosse da parte di Generali che potrebbe acquisire il 3% di Intesa. Abbiamo già sperimentato questi approcci, si può sbagliare una volta ma non di più", ha spiegato Messina. Ma "non c'è alcuna volontà di comprare" il Leone "o di entrare nella sua gestione" facendo liste per il cda, semmai "interessa che generi utili, la pago e voglio che quegli utili vengano realizzati", ha aggiunto. Pur precisando che "Generali è una buona azienda, ma tutto si può migliorare". Del resto, se l'operazione andrà in porto, Intesa avrà già blindato il 40% della compagnia triestina. Il banchiere ha infatti sottolineato gli "ottimi rapporti con Delfin e con Caltagirone e ritengo che avranno un atteggiamento positivo rispetto a questa operazione, che accoglieranno con favore". Quanto a Siena, secondo Messina, l'attuale piano di Mps su Mediobanca "ha qualche rischio di realizzazione" e una "governance complessa" perché "c'è un consiglio d'amministrazione spaccato in due". L'ad del Monte, Luigi Lovaglio, "ha realizzato il suo lavoro - ha aggiunto - ma non può essere considerato il futuro di quella banca guardando ai prossimi cinque anni".

Ma come cambierà il libro soci della nuova Banca Monte dei Paschi (che non sarà più di Siena) se l'operazione andrà in porto? "Il mondo delle fondazioni potrebbe scendere dal 20% al 16% del totale del capitale", mentre "gli azionisti privati di Mps, Delfin e Caltagirone potrebbero posizionarsi intorno al 6/7%", ha spiegato Messina. Il Mef, invece, "avrà il 2-2,5% del combined, oppure potrà vendere e valorizzare la sua quota sul mercato", ha aggiunto il banchiere. Augurandosi che i soci privati restino nel capitale perché questo, con le fondazioni, "rafforzerà la componente italiana della banca".