La Moda italiana è quarta nel mondo ma ormai l'Asia si fa il lusso in casa

Scritto il 10/06/2026
da Matilde Sperlinga

Il settore vale il 5% del Pil nazionale ed è primo in Europa

La moda viene sempre scambiata per qualcosa di frivolo, lo shopping un'attività da weekend, un vezzo non una cosa necessaria. Ma in realtà è molto di più: da solo il settore del tessile e dell'abbigliamento vale quasi il 5% del Pil italiano e il 9,5% dell'occupazione manifatturiera italiana. Ma anche guardando oltre ai numeri, la moda è il fiore all'occhiello dell'export italiano sia a livello materiale che, soprattutto, a livello di immagine.

Eppure, essere dei giganti nel panorama europeo, non rende la moda italiana immune all'instabilità generale che, negli ultimi anni, sta accompagnando il mercato. Il nuovo rapporto Lo stato della Moda, presentato ieri da Confindustria Moda e Unicredit, scatta infatti una fotografia nitida del momento complesso. Nel 2025 il fatturato complessivo si è fermato a 58,39 miliardi di euro, segnando un calo del 2,4% rispetto al 2024, ma soprattutto ben lontano dai picchi di quasi 68 miliardi toccati nel 2023.

Certo è che, nonostante le incertezze geopolitiche e il crollo della domanda dall'Asia, l'export rimane forte a 36,94 miliardi, ma i primi mesi del 2026 mostrano nuove ombre all'orizzonte. Sono due le aree geografiche da tenere sott'occhio: da una parte il Golfo, dove la domanda si è gelata con l'inizio della guerra in Medioriente; dall'altra parte c'è l'Asia che sta preferendo prodursi il lusso in casa. Di conseguenza l'export verso la Cina è sceso dell'11,9% e, ancora più profonda la rottura con la Corea del Sud, dove il crollo è di oltre il 16%. Anche considerando la perdita in questi paesi, l'Italia rimane il quarto esportatore al mondo per il settore dell'abbigliamento e il primo in Europa, oltre che il primo produttore.

Come raccontato da Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda (in foto), l'importante è mantenere l'intera filiera, dalla produzione al retail, in Italia. "Solo l'anno scorso sono sparite circa tre mila aziende, mettendo in allarme anche i grandi brand". Un'altra sfida che le nostre società si trovano ad affrontare è quella dell'ultra fast-fashion "con 300mila pacchi al giorno che invadono il nostro Paese". Ma in una simile situazione è difficile capire se la soluzione "sia allearsi con queste società o combatterle".

Il vero rischio, infatti, non è solo la frenata delle vendite, ma l'indebolimento di una filiera che rappresenta uno dei patrimoni industriali del Paese. Per questo, il futuro della moda si giocherà non solo sulle passerelle, ma anche nella capacità di mantenere in Italia competenze, produzione e imprese.