Bimba morta, la zia chiede l’affido delle sorelline. E dall'inchiesta emergono nuovi dettagli choc

Scritto il 09/06/2026
da Rosa Scognamiglio

La zia di Beatrice: “Non sapevo delle violenze”. La rivelazione del legale di Iannuzzi: “Foto e video fatti dalle due sorelle”

“Le foto e i video richiamati nell'ordinanza di custodia cautelare sono stati rinvenuti non nel cellulare di Iannuzzi ma nei cellulari riferibili dalla Aiello, di cui uno era in utilizzo alle minori e quindi erano foto e registrazioni fatte dalle due sorelle”. Lo ha dichiarato a Uno Mattina l'avvocato Cristian Urbini, difensore di Emanuel Iannuzzi, indagato insieme a Emanuele Aiello per i maltrattamenti che, secondo la Procura di Imperia, avrebbero cagionato la morte della piccola Beatrice, la bimba di due anni deceduta lo scorso febbraio a Bordighera. La precisazione del legale assume particolare rilevanza nell'ambito dell'inchiesta. Nei giorni scorsi, infatti, le fotografie e i filmati delle presunte violenze erano state attribuite al 42enne di Perinaldo, attualmente detenuto nel carcere di Ivrea. Secondo la ricostruzione fornita dalla difesa, però, il materiale sarebbe stato trovato su dispositivi riconducibili ad Aiello, in particolare a uno smartphone in uso alle sorelline di Bea. Se questa circostanza dovesse essere confermata dagli accertamenti investigativi, potrebbe incidere sulla valutazione delle prove ed eventualmente sulla posizione dell'uomo.

La zia di Beatrice: “Vorrei vedere crescere le mie nipoti”

Intanto Sonia Rao, la zia paterna di Beatrice, ha chiesto l’affidamento delle due nipotine di 9 e 7 anni, che nei giorni scorsi sono state collocate presso una struttura protetta. “Ho presentato istanza per ottenere l'affidamento. Mi sono già messa a sistemare la casa. Sto preparando quella che potrebbe diventare la loro stanza, un luogo accogliente dove poter ricominciare, con intorno il calore di una famiglia”, ha raccontato in un’intervista al quotidiano La Stampa. Riguardo ai presunti maltrattamenti subiti dalle tre sorelline, la donna ha precisato di non aver mai colto segnali di malessere: “Le bambine andavano a scuola, purtroppo non vivevamo la loro quotidianità. Se avessi avuto un sospetto, anche minimo, sarei intervenuta immediatamente. Ma non c'è mai stato alcun segnale che arrivasse fino a noi”. Rao non aveva più contatti con le nipotine dall’agosto del 2025: “Non sentivo più le bambine. - ha chiarito - L'avrei fatto ma non avevo i loro numeri di telefono e lei mi aveva bloccato. Quando Manuela Aiello mi incrociava in macchina o per la strada mi insultava, gesticolava. Come poteva esserci un dialogo? L'unico dialogo lo aveva con mio padre, era lui che mandava ogni mese l'assegno di mantenimento”. Infine, riguardo ai funerali, la donna ha spiegato di essere in attesa del nullaosta da parte della Procura di Imperia: “Vogliamo che venga fatta la massima chiarezza su questa terribile vicenda. Non devono esserci dubbi”. Nel frattempo il papà di Beatrice avrebbe avviato le pratiche per poter dare il suo cognome alla figlioletta. Quando la piccola è nata, infatti, l’uomo era già ristretto in carcere e Aiello avrebbe deciso di darle il suo cognome.