La catenina, il Dna, la lettera anonima: i dubbi che riaprono il giallo di Lida Taffi Pamio

Scritto il 10/06/2026
da Angela Leucci

Inizia la revisione del processo per Monica Busetto, condannata per l’omicidio di Lida Taffi Pamio. Ma per quello stesso delitto era stata riconosciuta colpevole un’altra donna, Susanna Lazzarini, che ha confessato

Due donne in carcere per lo stesso omicidio. Ma una di loro proclama da sempre la propria innocenza. Due omicidi commessi da una stessa mano, ma per uno dei due la legge crede ci possa essere stato un concorso. Tutto potrebbe cambiare: oggi c’è infatti l’udienza per il processo di revisione a Monica Busetto, di Mestre, 64 anni di cui 12 (su 25 di condanna) trascorsi in carcere per un reato che, secondo parte dell’opinione pubblica, non ha commesso.

L’omicidio di Lida Taffi Pamio

Lida Taffi Pamio è un’anziana originaria del Lazio ma residente a Mestre. Ha 87 anni, quando il 20 dicembre 2012 viene trovata morta in casa dal nipote: è stata picchiata, strangolata e accoltellata. Gli inquirenti pensano subito a un tentativo di rapina culminato nel sangue, ma in casa non manca nulla, se non una catenina che l’anziana indossava sempre.

Le indagini e l’arresto di Monica Busetto

La scena del crimine è sostanzialmente pulita, con l’eccezione di un’interruttore, sul quale viene rilevata una traccia genetica femminile. Viene perquisita la casa della dirimpettaia Monica Busetto: dichiara di aver avuto sempre buoni rapporti con l’anziana, ma le avrebbe riservato commenti non proprio lusinghieri in una conversazione con una conoscente residente nel quartiere. In più, in casa ha una catenina d’oro spezzata: su essa non ci sono tracce della vittima, almeno all’inizio, ma un esame più approfondito rivela tracce piccolissime, 3 picogrammi per microlitro. Tanto basta agli inquirenti per portare Busetto alla sbarra e condannarla. Ma la vicenda non finisce qui.

L’omicidio di Francesca Vianello

Nei giorni intorno a Natale 2015, a Mestre viene uccisa un’altra anziana. Si tratta di Francesca Vianello, 82 anni. Il corpo viene ritrovato tra il 31 dicembre e l’1 gennaio 2016. La dinamica omicidiaria è molto simile a quella in cui ha trovato la morte Lida Taffi Pamio, ma chiaramente la colpevole del delitto Vianello non può essere Busetto, che è in carcere. C’è un altro fattore: le due vittime hanno un’amica in comune, la madre di Susanna Lazzarini detta Milly, all’epoca 52enne. Lazzarini confessa e viene condannata per l’omicidio Vianello.

Lazzarini in carcere incontra Busetto

Lazzarini, come ha riportato “Chi l’ha visto?”, viene collocata nella stessa cella di Busetto, scoprendo che è stata condannata per l’omicidio Taffi Pamio. Così Lazzarini decide di confessare, salvo poi ritrattazione successiva, anche il delitto del 2012. Al sostituto procuratore Lazzarini dice di aver incontrato Busetto, che le avrebbe raccontato di essere stata “processata e condannata ingiustamente”, e che la compagna di cella “non c’entra niente”: “Come faccio io, davanti a una persona che so che è innocente, a dire: ‘Ciao, sai, tu sei qua dentro perché… per sbaglio sono stata io a commettere l’omicidio’?”.

Tuttavia Lazzarini, che aveva aggiunto di aver gettato via la catenina di Taffi Pamio, successivamente, cambia versione: dice di essere andata in casa di Lida Taffi Pamio e aver cercato di ucciderla, ma poi sarebbe subentrata Busetto, che era un’operatrice socio-sanitaria, e avrebbe concorso al delitto. Lazzarini è stata condannata poi a 30 anni di reclusione.

Il tempo della revisione

Come ha rilevato la difesa di Busetto, rappresentata dagli avvocati Alessandro Doglioni e Stefano Busetto, ci sarebbe un’incongruenza tra le sentenze, dato che nel procedimento in cui Lazzarini era stata condannata, Busetto era stata invece scagionata, come riporta Il Gazzettino. Tanto da chiedere la revisione: respinta, come riporta RaiNews prima dal tribunale competente di Trento e poi dalla Cassazione, perché secondo i giudici le ricostruzioni avevano una loro corrispondenza.

Trento scrive: “La conciliabilità delle due decisioni si rivela in maniera solare dalle motivazioni della Corte di Assise di Appello di Venezia che (...) ha ritenuto Susanna Lazzarini personalmente responsabile (anche) del reato di concorso con Monica Busetto in omicidio volontario aggravata di Lida Taffi Pamio”. E la Cassazione rincara: “Non è rilevante la divergenza di valutazioni né rileva il diverso esito del giudizio, perché il contrasto tra decisioni difformi adottate in diversi giudizi a carico di diversi soggetti è considerato un evento non avulso dal sistema processuale”.

Dopo di che la difesa di Busetto ha contestato che la catenina sia appartenuta a Taffi Pamio: la donna condannata ha in effetti sempre sostenuto che fosse di sua proprietà. Alla richiesta di revisione della difesa si è aggiunta quella della Procura generale di Venezia, attraverso il pg Federico Prato, e oggi, 10 giugno, è prevista quindi la prima udienza.

Non si sa su cosa punterà esattamente la difesa, anche se è probabile che si parli sia della catenina sia del fatto che il Dna sull’interruttore in casa di Taffi Pamio non sia ascrivibile a Busetto (infatti è stato associato a Lazzarini).

Tuttavia c’è anche una lettera anonima, in cui si ventilerebbero errori ed eccessi durante le indagini, in particolare per quello che riguarda la catenina. “Non sono informazioni che avrebbe chiunque, lo abbiamo accertato durante la fase di verifica della missiva”, aveva rivelato il legale Stefano Busetto a Fanpage. Bisognerà attendere per capire come finirà questo caso giudiziario che sta molto a cuore all’opinione pubblica anche grazie ai numerosi servizi che Le Iene hanno dedicato a Busetto.