Istituzione nata nel 1802, culla di disciplina e onore militare, oggi la Scuola militare Teulié è squassata da uno scandalo che continua a espandersi e a porre domande scomode su silenzi, omertà e protezioni. Dopo l'arresto ai domiciliari del professore di lettere, storia e latino M.R., 48 anni, accusato di violenza sessuale concussione e maltrattamenti su almeno sette allievi (sarà interrogato domani, ndr) l'inchiesta delle pm Letizia Mannella e Alessia Menegazzo si allarga. E colpisce i vertici. Sono stati iscritti infatti nel registro degli indagati il colonnello Antonio Calligaris, comandante dell'istituto, e Giuseppe Marturano, comandante della polizia militare. Entrambi pubblici ufficiali, rispondono di omessa o ritardata denuncia di reato: sapevano delle vessazioni a sfondo sessuale e non sono intervenuti come dovevano. Un clima di omertà che, secondo gli investigatori dei carabinieri, permeava l'intera scuola. Molti sapevano. Nessuno ha fermato in tempo.
«Giustizia è fatta», ripetono in tanti all'interno delle mura della scuola, quasi sollevati dall'arresto del docente. Ma è una frase di comodo, frettolosa, che ignora la realtà. Gli indagati non finiscono qui. Ma anche le vittime non sono finite. L'inchiesta è nella sua «fase due»: si cercano altre possibili vittime, anche minorenni, si ascoltano testimoni, si analizzano foto e chat. Uno studente ha consegnato agli inquirenti scatti che ritraggono il professore mentre tocca alcuni compagni: immagini fatte su richiesta dei superiori a cui si era rivolto per aiuto. Superiori che poi non l'hanno più riconvocato.
Il professore avrebbe sfruttato il suo ruolo di commissario interno alla maturità con un potere quasi assoluto. «Vieni a casa mia altrimenti ti scordi l'aiutino all'esame». Abbracci non voluti, palpate, richieste di foto intime, video, favori sessuali in cambio di voti o di un futuro protetto. Chi si ribellava veniva umiliato, minacciato di bocciatura, vessato. In un contesto militare, ripetere l'anno spesso significa la fine del sogno con le stellette. Un ricatto perfetto.
Il punto più inquietante resta questo: i professori civili della Teulié, pur non essendo militari, godevano di una protezione quasi da generali di corpo d'armata. Un muro istituzionale fatto di ritardi, sguardi altrove, denunce interne arrivate tardi o insabbiate. Come se l'immagine della scuola contasse più della dignità e della salute psichica dei ragazzi. Un'assurdità che l'inchiesta sta ora smontando pezzo dopo pezzo.
La difesa del docente, assistita dall'avvocata Paola Ponte, ha ottenuto un rinvio dell'interrogatorio. Intanto emergono dettagli pesanti: circolari interne che tentavano (tardivamente) di limitare certi comportamenti, voci che giravano da mesi, un sistema di assoggettamento che ha lasciato segni profondi su giovani vulnerabili.