Omicidio Pierina Paganelli, Dassilva assolto e scarcerato dopo quasi 2 anni. Lui piange: "Ha vinto la giustizia"

Scritto il 10/06/2026
da Angela Leucci

Louis Dassillva è stato assolto in primo grado dall’omicidio di Pierina Paganelli, avvenuto nel 2023. Bisognerà attendere le motivazioni per capire quali siano state le fragilità dell’impianto accusatorio

Un boato e poi un applauso. È stata salutata così dalla moglie e da una delegazione di originari del Senegal - più o meno una trentina - amici e conoscenti, la lettura della sentenza di assoluzione nei confronti di Louis Dassilva, il 35enne accusato dell’omicidio di Pierina Paganelli a Rimini. L’uomo, che era in custodia cautelare da quasi 2 anni, è stato scortato all’uscita dalla polizia penitenziaria, e per lui è stata disposta l’immediata scarcerazione.

La sentenza è giunta alle 2 di notte, dopo una camera di consiglio di quasi 16 ore. Presenti in tribunale - la corte era presieduta dalla giudice Fiorella Casadei - gli avvocati di Dassilva Riario Fabbri e Andrea Guidi, che si sono battuti strenuamente per evidenziare le presunte fragilità dell’impianto accusatorio, fragilità che potranno essere note ed evidenti solo quando verranno pubblicate le motivazioni della sentenza. Per Dassilva il pm Daniele Paci, lo stesso che inchiodò la Banda della Uno Bianca, aveva chiesto l’ergastolo.

"È un risultato che abbiamo cercato fin dall'inizio, in cui abbiamo creduto. Abbiamo portato degli elementi molto importanti alla Corte e apprezziamo il fatto che hanno accolto le nostre tesi difensive", dice l'avvocato Fabbri, "C'è grande gioia", ha aggiunto, "oggi finalmente riusciamo a ridare a Dassilva dignità, riusciamo a poter dire tranquillamente che quello che abbiamo sempre sostenuto è condiviso anche dalla Corte d'Assise di Rimini".

Il sostituto procuratore aveva chiesto per Dassilva l'ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà, dai motivi abietti e dalla minorata difesa della vittima. Appena uscito dal carcere I Casetti di Rimini, il 36enne ha riabbracciato in lacrime la moglie Valeria Bartolucci: "Ha vinto la giustizia, è la rinascita della giustizia", ha detto commosso.

In aula i parenti della vittima - i figli Chiara, Giuliano e Giacomo Saponi, la sorella e i nipoti - che sono rimasti impassibili alla lettura del dispositivo. A questo punto ci si chiede cosa accadrà e se ci sarà una nuova indagine parallela, mentre si svolgeranno probabilmente gli altri due gradi di giudizio, per restituire giustizia all’anziana.

L’omicidio

Pierina Paganelli era una pensionata di 78 anni, quando viene uccisa il 3 ottobre 2023 nel vano tecnico di passaggio per i garage del condominio di via del Ciclamino a Rimini in cui viveva. È una donna attiva: ama gli animali, è impegnata con la congregazione dei Testimoni di Geova di cui fa parte, ha tre figli cui è molto legata. L’anziana rientrava proprio da un’adunata quella sera: una telecamera di videosorveglianza cattura le sue urla straziate alle 22.13, più, forse, due voci, una maschile e una femminile, oggetto di una perizia fonica che non ha restituito certezze perché l’audio era troppo disturbato.

Uno dei figli si chiama Giuliano Saponi, al tempo marito di Manuela Bianchi: nel maggio precedente, Giuliano era sopravvissuto miracolosamente a un misterioso incidente stradale, per cui al momento del delitto si trova ancora in ospedale, in attesa di essere dimesso a giorni.

La scena del crimine contiene diversi indizi: l’offender si è scagliato sull’anziana con odio, dettaglio che in criminologia significa che i due si conoscevano. Il killer ha tagliato gli slip alla vittima, in modo da mettere in atto un depistaggio e far credere che ci fosse stata una violenza sessuale: naturalmente il depistaggio non ha funzionato. Paganelli aveva con sé dei barattoli di conserva che si sono frantumati sul pavimento, cadendo durante l’aggressione.

Le indagini

Inizialmente, i primissimi mesi, sono state attenzionate quattro persone. La prima: Manuela Bianchi, nuora della vittima. La narrazione mediatica ha riportato dettagli altalenanti sul loro rapporto, mostrando come da un lato ci fosse un legame affettuoso e da un altro presunti dissidi. Il secondo: Loris Bianchi, fratello di Manuela. Si trovava con la sorella e la nipote a vedere l’adunata da remoto. La nipote segnala un orario di uscita da casa per lo zio, ma poi ritratta. L’alibi di Loris Bianchi viene attestato da uno scatto sullo smartphone della sorella che lo ritrae steso per terra. L’uomo, successivamente al delitto avrebbe commentato: “Giustizia è fatta”. Avrebbe spiegato di averlo detto per spingere il killer a tradirsi.

La terza persona attenzionata è l’imputato Louis Dassilva, mentre la quarta è la moglie di quest’ultimo, Valeria Bartolucci, che avrebbe fornito l’alibi al marito: la donna si sarebbe addormentata alle 22.12, come attesta l’ultimo messaggio inviato a una collega su WhatsApp, ma gli inquirenti sembra non l’abbiano ritenuta attendibile, affermando che avesse il sonno pesante e quindi non potesse dire se il marito fosse in casa, come ha sempre sostenuto, oppure no.

Innocentisti e colpevolisti

Dassilva, indagato a giugno 2024 e posto in custodia cautelare un mese dopo per presunto pericolo di fuga, avrebbe avuto una relazione extraconiugale con Manuela Bianchi. Secondo gli inquirenti, sarebbe stato questo il suo movente: Paganelli avrebbe scoperto tutto e sarebbe stata in procinto di prendere provvedimenti, ingaggiando un investigatore privato. Parte dell’opinione pubblica però sarebbe innocentista: perché Dassilva, che aveva già tradito in precedenza e la moglie ne sarebbe stata a conoscenza, avrebbe dovuto uccidere per non compromettere il proprio matrimonio? E perché Manuela Bianchi avrebbe proseguito la relazione anche dopo il delitto, pensando che Dassilva fosse il colpevole?

È infatti Manuela Bianchi a collocare Dassilva sulla scena del crimine la mattina del 4 ottobre: l’imputato avrebbe incontrato in garage l’ex amante e le avrebbe detto di non passare dal vano perché pieno di cocci di vetro in terra. I colpevolisti, così come gli inquirenti, hanno sempre fidato invece sull’attendibilità di Bianchi, nonostante una sua amica, Romina Sebastiani, abbia testimoniato a processo che la donna le aveva raccontato di aver mentito.

La testimonianza della nuora della vittima è giunta nei giorni in cui si veniva a conoscenza di un peculiare esperimento giudiziale: si pensava infatti che Dassilva sarebbe uscito dal condominio alle 22.17, tanto da essere inquadrato dalla telecamera di sorveglianza di una farmacia. L’esperimento, disposto dal tribunale che aveva incaricato un perito, ha attestato che si trattasse di un uomo più basso: quello inquadrato sarebbe il vicino Emanuele Neri, che si è sempre riconosciuto in quelle immagini.